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Tuttomondo

A Pisa, città d’arte famosa in tutto il mondo, esiste un murale di Keith Haring (1958 – 1990), celebre artista americano della Street Art. Haring ha saputo, nella sua breve carriera, creare un nuovo modo di intendere l’arte, caratterizzato da figure di estrema semplicità grafica, capaci di comunicare un vero linguaggio, un “linguaggio visuale” al quale tutti potessero accedere con facilità e semplicità. I suoi vivacissimi e coloratissimi omini, il “bambino raggiante”, gli animali che saltano, ballonzolano e giocano, figure antropomorfe animate da un’allegria e una voglia di vivere che esce dai disegni, rimangono ancora oggi un’icona dei nostri tempi.
Nel giugno del 1989 realizza a Pisa, su una delle pareti del Convento di Sant’Antonio, un murale, la cui idea nacque in modo casuale dall’incontro avuto dall’artista con un giovane Pisano a New York. Il destino ha voluto che quella di Pisa sia stata l’ultima opera pubblica realizzata dall’artista prima della morte, avvenuta nel 1990. L’opera ha per tema l’armonia e la pace nel mondo. Ogni personaggio rappresenta aspetto del mondo quando regna la pace: le forbici umanizzate rappresentano la collaborazione tra gli uomini per sconfiggere il serpente, cioè il male, che stava già mangiando la testa della figura accanto; la donna con in braccio il bambino richiama la maternità; gli uomini che sorreggono il delfino rappresentano il rapporto con la natura. In centottanta metri quadri c’è tutta la zoologia fantastica cara all’artista, in un alternarsi di evocazioni positive e negative, con valori da evidenziare e pericoli da esorcizzare. 

La curiosità:

Le opere di Haring non erano fatte per durare in eternno: invece con questo murale l’artista concepisce un’opera fatta per restare, la prima e unica. I fortunati che assistettero alla realizzazione dell’opera ci raccontano di un happening con Haring a lavoro con la musica hip-hop trasmessa dal ghetto blaster, lo stereo portatile suo fedele compagno creativo. Poi, per la fase di colorazione, la musica cambiava: a Grandmaster Flash e alle rime dei Public Enemy, si sostituivano le melodie delle colonne sonore dei film di Walt Disney, con gli spray e le vernici colorate che si alternavano. Un migliaio di persone vocianti assisteva a testa insù, ma lui continuava imperterrito a completare la sua opera. Impiegò una settimana per realizzarla, invece di un giorno come faceva sempre, scegliendo colori meno intensi del solito, più adeguati al contesto della città e, stimolato dà un titolo al murale, cosa che non era solito fare. Quando gli fu chiesto il significato del dipinto Haring rispose: “Titoli? Una domanda difficile, perché non dò mai un titolo a niente… Nemmeno questo dipinto ne ha uno, ma se dovesse averlo sarebbe qualcosa come… Tuttomondo!”
E Tuttomondo è ancora oggi sul muro del Convento di Sant’Antonio, in una piazzetta appositamente realizzata vicino alla stazione, a comunicarci la voglia di amore e di collaborazione tra tutti gli uomini di buona volontà.

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