Massa Marittima

Massa Marittima si trova in provincia di Grosseto e domina, da un colle alto 380 metri, una vasta area della Maremma. E’ una città di pregio monumentale ed artistico, divisa in due nuclei: Massa Vecchia, d’impronta romanica e corrispondente all’antico polo dei poteri vescovile e comunale, e Massa Nuova, pianificata nel 1228 con l’espansione del libero comune. Il termine massa che, nel periodo romano, indicava delle proprietà con un’amministrazione unica ed in epoca longobarda dei piccoli feudi, ha dato il nome alla città. Nei secoli successivi a Massa sono stato aggiunte varie specificazioni come “Veternensis”, “Vetuloniensis”, “Metallorum” fino all’attuale “Marittima”.

La storia:

Il territorio di Massa era frequentato già nel neolitico come testimoniano ritrovamenti nel circondario. Il ricco sottosuolo minerario fece si che gia’ in epoca etrusca esistessero insediamenti abitati. La prima menzione di Massa Marittima in testi scritti risale al 350 d.C. , grazie all’autore romano Ammiano Marcellino che la cita col nome di “Massa Veternensis”, per ricordare che diede i natali a Gallo Cesare, figlio di Galla e Costanzo, quest’ultimo fratello dell’imperatore Costantino II. Dopo alcuni secoli di oblio, l’importanza di Massa andò aumentando nel IX sec. quando vi fu trasferita la sede vescovile da Populonia, distrutta dai Saraceni.
In quegli anni papa Gregorio IV, dichiarò Massa sede episcopale e nell’842 la nominò come città e vi furono anche traslate le sacre reliquie di S. Cerbone. 
Il nucleo più antico del borgo risulta essere il castello di Monteregio, attuale ex ospedale di S. Andrea.
Per secoli, grazie alla cattiva fama delle paludi, Massa Marittima fu chiamata “Massa Metallorum, inimica civium suorum” (Massa dei Metalli, nemica dei suoi stessi cittadini). Sotto l’influenza politica ed artistica di Pisa, il Duecento segna il culmine della sua grandezza. Nel 1225 diviene libero Comune; viene, per la prima volta in Europa, stilato un codice minerario: il “lex mineraria”. Sono gli anni in cui la città assume l’aspetto che in gran parte si può osservare ancora oggi. Sorge la Città Nuova con una rete viaria a scacchiera che poggia su tre arterie principali e di cui è perno la piazza di S.Agostino con l’omonima chiesa, fondata nel 1299. Nel 1335 Massa viene assoggettata da Siena: viene ampliato il palazzo comunale, allargate le mura duecentesche con le cosiddette “mura senesi”, saldando cosi la città vecchia e la Città Nuova. All’unione tra le due città viene costruita una articolata fortezza.
La peste (1348), la decadenza e la cessazione dell’attività estrattiva (1396), le condizioni di insalubrità ambientale, ne determinarono la decadenza; nel 1515 passò sotto il dominio dei Medici, ma non si arrestò il suo declino tanto che nel 1737 contava appena 527 abitanti. Nel 1800 la famiglia Lorena, insieme allo scienziato Ximenes, provvidero alla bonifica del territorio e alla ripresa dell’attività estrattiva creando i presupposti per la rinascita di tutta la zona.

Da vedere:

Il fulcro della città comunale è piazza Garibaldi, centro di Massa Vecchia. La piazza è un perfetto esempio di urbanistica medioevale, organizzata su uno spazio irregolare, raccoglie tutti i centri di potere e le istituzioni civiche in una disposizione priva di richiami gerarchici. In piazza sorge la magnifica cattedrale romanico-gotica di San Cerbone, iniziata attorno alla metà del secolo XII in forme pisane. La chiesa ha una facciata con sette archi ciechi, impreziosita da una decorazione a rombi; l’architrave del portale è decorata con un bassorilievo con episodi della vita di San Cerbone. L’interno a tre navate è ricco di opere scultoree tra cui spicca il battistero in travertino e molti dipinti di scuola senese dal trecento al seicento.
In piazza troviamo anche la sede vescovile, a sinistra del duomo, il palazzo dell’abbondanza, con l’antica fonte pubblica, il palazzo Pretorio del secolo XIII, con numerosi stemmi di Podestà, oggi sede del museo archeologico. A destra del Palazzo Pretorio spicca la facciata romanica del palazzo dei Conti di Biserno, sempre di costruzione duecentesca e ancora a destra ecco il maestoso palazzo Comunale, con tre piani di bifore.
Dalla piazza si dirama via della Libertà con i palazzi delle famiglie nobili e, prendendo ancora a destra in via degli Albizzeschi, si giunge alla doppia porta di San Rocco. Risalendo invece via Moncini, che si conclude con una rampa, si giunge alla porta alle Silici (secolo XIV), che salda la cinta massetana a quella senese. Da qui si accede a piazza Matteotti con la torre del candeliere, avanzo dell’antica rocca massetana, unita alla fortezza dei senesi da un ardito arco a ponte. In piazza vediamo anche il palazzo delle armi, del quattrocento, già deposito militare, che oggi ospita il museo delle miniere.
Dalla fortezza, tramite corso Diaz, ci addentriamo nella Città Nuova per raggiungere la chiesa di S. Agostino con una nuda facciata in travertino innalzata intorno al milletrecento. Sul retro si apre un chiostro quattrocentesco sovrastato da un campanile merlato ricavato da un bastione delle vecchie mura.

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