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Suvereto

[supsystic-gallery id=’12’]Suvereto (LI) sorge su un colle non lontano dal mare nella parte meridionale della provincia di Livorno. Si raggiunge in pochi minuti dalla frazione di Venturina, percorrendo la statale della Val di Cornia. Prende il nome dalle piante di sughero (quercus suber), di cui erano ricchi i boschi circostanti. Suvereto è tra le località più antiche della Val di Cornia. Le sue origini si rifanno all’epoca del crollo dell’Impero Romano, quando per motivi di sicurezza le popolazioni costiere si trasferirono nelle zone collinari. 

Storia:

Nell’Alto Medioevo Suvereto diventa sede vescovile, qui trasferita da Populonia, dopo i saccheggi dell’809. La sede viene successivamente trasferita a Massa Marittima. Ma Suvereto rimane un centro importante e inizia a svilupparsi già prima dell’anno Mille. In un documento del 973, in cui tal Marchese Lamberto entra in possesso di vari castelli della Maremma, si trova la prima notizia scritta su Suvereto. Dopo l’anno Mille a Suvereto era Signore un Conte Ridolfo, che passò i suoi possedimenti a vari eredi, come si evince da alcuni documenti del secolo XI relativi a eredità e successioni. Con il secolo XII, i conti Aldobrandeschi di Sovana diventano signori del castello, realizzano la rocca sulla sommità del colle e le difese intorno all’abitato.
Nel 1201 diviene il primo comune libero della Maremma settentrionale ottenendo dal conte Palatino vari benefici. Nel 1228 si allea con la vicina Massa Marittima, ma già nel 1237 con l’influenza di Pisa entra a far parte della lega Ghibellina. In questo periodo vengono costruite le mura, il Palazzo Comunale e gli altri edifici di pregio del borgo, che assume la fisionomia ancor oggi riconoscibile.
Nel 1313 il borgo ospitò le spoglie di Arrigo VII di Lussemburgo, morto a Buonconvento. Per conservare il cadavere se ne decise la lessatura proprio a Suvereto, prima di traslare le ossa a Pisa, ove si stava erigendo un mausoleo per il defunto imperatore.
Il 1399 vede delinearsi per queste terre un nuovo assetto: nasce il nuovo stato di Piombino con Gherardo Appiani, signore di Pisa. Questi, ceduta la città ai milanesi, si rifugia nelle sue terre fondandovi uno stato autonomo che comprendeva l’Elba, parte dell’Arcipelago Toscano, Piombino, Suvereto e i dintorni. Ma questa nuova signoria non sventa l’assedio di Baccio di Anghiari a Suvereto, che nel 1440 occupa il paese e lo restituisce solo dietro il pagamento di mille fiorini. Nel XVI il degrado dell’intera Maremma è all’apice: verso la fine del Seicento gli abitanti sono quasi ridotti a zero e la malaria imperversa.
Per arrivare alla rinascita Suvereto deve attendere il 1815, con la caduta di Napoleone e i nuovi assetti nei regni europei: tutta la zona passa sotto il Granducato di Toscana retto dai Lorena. Iniziano i lavori di bonifica e riprendono le attività agricole e la popolazione riprende a salire. Il borgo e le sue campagne assumono l’aspetto che vediamo ancora oggi e che è ancora quello che ci raccontava nel 1835, su “Informatore Agrario Toscano”, il fiorentino Lapo de’ Ricci descrivendo Suvereto come “una strada pianeggiante lungo il rio Merdancio” che attraversava “il fertile e coltivato piano di Suvereto”, 

Da vedere:

Giungendo a Suvereto il primo impatto è con la pieve romanica di San Giusto, risalente al IX secolo, ma completata solamente nel 1189. La facciata perfettamente integra è dominata dal portale sormontato da una lunetta e da un architrave ornato a motivi floreali. E’ affiancata dall’ottocentesca chiesa di S. Michele Arcangelo, che oggi ospita il Museo di Arte Sacra.
Entrando dalla bella Porta di Sotto arriviamo alla chiesa di Santa Maria di Sopra la Porta, che custodisce il quadro dell’Immacolata col Bambino al quale si attribuisce il miracolo di aver salvato la parte bassa del paese da una alluvione durante un violento nubifragio. A sinistra si sale al convento di San Francesco che presenta un suggestivo chiostro. La struttura è affiancata dalla cinquecentesca chiesa del Crocifisso, costruita per conservare il crocifisso in legno intagliato attribuito a Domenico dei Cori.
A destra si sale al Palazzo Comunale: è dei primi anni del Duecento, di pregevole fattura, con il Loggiato dei Giudici al suo ingresso, così detto perché da qui nel Medioevo i Magistrati locali pronunciavano le loro sentenze. E’ sormontato da un’antica torre detta della Campana.
Nel punto più alto del paese è situata la Rocca Aldobrandesca, che nel corso dei secoli ha subito varie trasformazioni. Alla fine del Seicento, non servendo più come struttura difensiva, era già in stato di abbandono. Ma ad affascinare il visitatore è il borgo nella sua interezza, posto dentro le mura dalle quali svettano ancora i torrioni, con i suoi vicoli lastricati su cui si affacciano i palazzi storici, le chiese di grande suggestione, le botteghe medievali, le case del colore della pietra locale, in contrasto col rosso dei tetti.
I dintorni sono ancora coperti da folti boschi di sughere, castagni, querce e macchia mediterranea. La campagna, ricca di viti e di olivi secolari, è attraversata dalla Strada del Vino.

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