);

San Miniato, la città delle XX miglia

San Miniato si trova su un colle lungo l’Arno, in una posizione baricentrica, tanto da essere nota come la città delle XX Miglia (toscane = 33,5 km circa) per la distanza che la separa da Pisa e Firenze e, piu o meno, da Lucca e Pistoia. La città è al centro di un comprensorio che presenta vari motivi d’interesse, oltre a quello storico e artistico. E’ infatti sede di diocesi, importante centro industriale della zona del cuoio, ed è famosa per i prelibati tartufi bianchi, festeggiati ogni anno nel mese di Novembre.
Il centro storico conserva intatto l’impianto medioevale sviluppato su tre colli adiacenti, in posizione strategica per il controllo delle via pisana, Francigena e dell’Arno. 
Il nucleo originario del borgo si sviluppa probabilmente in epoca Longobarda, attorno a una chiesa del secolo VIII, dedicata al martire San Miniato, dal quale prese poi il nome la città. Probabimente per le sue origini germaniche, ma anche per la posizione centrale, Sam Miniato fi spesso base dei Vicari imperiali, fin dal tempo di Ottone I che vi costituì la sede vicariale, con giurisdizione su tutta la Toscana e, nel 962, il castello. Vari imperatori germanici vi si stabilirono tanto da far chiamare la città, per tutto il medioevo. Sam Miniato al tedesco. Tra i vicari va ricordato Bonifacio, Marchese di Toscana, padre della contessa Matilde che vi sarebbe nata nel 1046. Successivamente vi dimorò Enrico IV, Federico Barbarossa, Ottone IV e Federico II di Svevia che nel 1218 vi edificherà il suo castello.
In questo periodo, in piena epoca comunale, il borgo appartenente alla fazione ghibellina, ottenendo numerosi privilegi dall’imperatore Federico II, che vi fece anche costruire un complesso di fortificazioni nel 1236.
Dal secolo XII San Miniato cominciò godette di una certa indipendenza e di magistrati propri. La guerra tra Pisa e Firenze alla fine vide crollare la potenza di Pisa ghibellina (1284) a cui la città si era appoggiata. Nel 1291 aderì alla lega guelfa entrando così nell’orbita della nascente repubblica fiorentina. Nel 1367 e nel 1370 la città si ribellò subendo due assedi che la riportarono sotto il dominio fiorentino. Un altro assedio lo subì nel 1530, da parte degli spagnoli di Carlo V che occuparono la città nel 1530, venendo poi ricacciati da Francesco Ferrucci che inalberò di nuovo sulla torre la bandiera gigliata della Repubblica Fiorentina.
In epoca granducale, con la potente famiglia dei Grifoni amica dei Medici, il borgo divenne una delle più importanti città della Toscana. Nel 1620 Maria Maddalena d’Austria, moglie di Cosimo II dei Medici, ottenne dal marito il consenso affinchè San Miniato fosse chiamata Città e intercesse con Papa Gregorio XV per stabilirvi una sede vescovile. Nel 1797 Napoleone Bonaparte venne a visitare in San Miniato lo zio canonico Filippo. La famiglia, originariamente dei Buonaparte, era infatti di San Miniato Dopo gli sconvolgimenti napoleonici si arriva senza fatti di rilievo alla monarchia sabauda a cavallo tra il XIX e il XX secolo, e all’unità d’Italia: la città vive con distacco gli avvenimenti che caratterizzano quegli anni. La seconda guerra mondiale colpisce duramente la città distruggendo o danneggiando gravemente oltre il 50% delle abitazioni, non risparmiando neppure antichi e prestigiosi monumenti, come la rocca federiciana. Ma la ricostruzione sarà rapida: nel 1957 la rocca viene riedificata dalle rovine a indicare dalla piana la rinascita della città.
Ancora oggi San Miniato è degna di fregiarsi del titolo di città, vista la ricchezza del suo centro storico che si articola in borghi lineari che collegano i tre colli su cui sorge. Salendo dalla valdarno entriamo in città incontrando la duecentesca chiesa di San Francesco in mattoni rossi sorta ove era un’antico tempietto dedicato a S. Miniato. Si prosegue arivando in piazza Buonaparte, ornata da una statua a Leopoldo II. A sinistra si estende il borgo orientale che culmina con la chiesa dell’ospedale di S. Caterina di Alessandria. A destra si raggiunge il municipio del trecento, davanti al quale si trova un’ampia scalinata che porta al santuario del Crocifisso (sec. XVIII) eretto da Antonio Maria Ferri che custodisce un venerato crocifisso del decimo secolo. Seguendo la strada si accede a Piazza della Repubblica dominata dallo scenografico profilo concavo del Seminario (Sec. XVII) con la facciata adornata da affreschi e medaglioni. Davanti sorge il palazzo vescovile, della stessa epoca. Si esce dalla piazza attraverso quella che era la Porta Topparorum, avanzando verso piazza del popolo ove troviamo la facciata della chiesa di San Domenico (Sec. XIV) rimasta inocmpiuta. All’interno numerose opere d’arte di pittori e scultori dal trecento al seicento. Da qui si dipana il borgo occidentale nel quale troviamo il cinquecentesco palazzo Grifoni per giungere alla chiesa della SS. Annunziata che chiude l’abitato. Retrocedendo fino al seminario si sale al prato del duomo con belvedere sulla val d’Arno. Siamo nel centro duecentesco della città. Qui troviamo il palazzo dei Vicari dell’imperatore che ingloba una torre merlata nella quale probabilmente nacque la contessa Matilde; il duomo dedicato all’Assunta e a San Genesio con impianto trecentesco e portali del cinquecento, dal prospetto romanico in cotto. l’edificio utilizza come campanile la bella torre detta di Matilde (Sec. XII). Adiacente al duomo ha sede il museo di Arte Sacra con opere del verrocchio, Filippino Lippi e del Cigoli. Una ideale visita deve concludersi con la salita alla vetta del colle ove sorgeva la rocca duecenteseca ove Dante narra sia stato incarcerato a morire Pier delle Vigne, fiduciario di Fderico II caduto in disgrazia. Dalla torre detta di Federico ricostruita nel dopoguerra si gode di un vastissimo panorama sulla città e sulla valdarno dai colli di Fiesole fino al mare.

Be the first to comment

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: