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Lari e il castello dei Vicari

“Venni a Lari e dalla sua rocca mostrai paese vasto, la parte più bella della Toscana”. Con queste parole il Granduca di Toscana Leopoldo II volle ricordare la visita a questo piccolo paese in provincia di Pisa, che è stato sede, durante tutto il periodo Granducale, di un importante Vicariato. E quel vasto e bel paesaggio di campagna descritto da Leopoldo II si può ammirare ancora oggi dalla posizione dominante del castello che consente una vasta visuale sulla Valdarno, spaziando fino al mare.
Storicamente la zona fu abitata fin dal periodo etrusco, come testimoniano vari ritrovamenti effettuati nel territorio, oggi conservati nel Museo del Castello di Lari. Alcuni storici attribuiscono il nome del paese proprio ad una derivazione dall’etrusco “larix” con il significato di “larice”, o dalla divinità “Lar”. Nel periodo dell’Impero Romano tutta la zona fu colonizzata dai veterani della colonia Julia come dimostrano vari toponimi in zona.
Con la caduta dell’Impero e le invasioni barbariche, della zona non si hanno testimonianze storiche fino al medioevo.

In un documento del 968 d.C. registrato a Volterra si parla per la prima volta di Lari. Con l’espandersi del potere pisano a partire dal XII sec. Lari è sotto l’influenza pisana. il centro assume notevole importanza e diventa ben presto oggetto delle lotte tra Pisa e Lucca. Le famiglie aristocratiche presenti nella zona, gli Upezzinghi per primi, si allearono con Pisa e il castello fu, dal 1230, dimora della potente famiglia pisana. Lari divenne così una importante roccaforte di confine della Repubblica di Pisa, anche se la Repubblica Marinara non ebbe mai il completo dominio sulle colline larigiane: Lucca infatti conservò il controllo della giurisdizione ecclesiastica. Nel 1230 gli Upezzinghi si ribellarono a Pisa e si rifugiarono a Lari, uscendone pochi anni più tardi, solo dopo aver trattato le condizioni di pace. Nel 1287 gli Upezzinghi tornarono nuovamente a stabilirvisi in lotta con il governo della Repubblica di Pisa, che li estromise definitivamente nel 1290.
A cavallo tra ‘200 e ‘300, per indebolire il potere nella zona del Vescovo di Lucca e dell’aristocrazia locale, venne creata la Capitania delle Colline inferiori, con sede a Lari. Il Capitano ricopriva la carica di comandante di un presidio militare composto da 200 soldati (nel 1313) ed amministrava la giustizia. Nel sec. XIV si verificò nel pisano un crollo demografico causato dalle pestilenze e dalle scorribande delle compagnie di ventura: l’amministrazione del territorio entrò in crisi e, contemporaneamente, Pisa fu costretta a confrontarsi con Firenze, intenzionata ad impadronirsi dell’importante porto tirrenico. Le strutture militari e politiche della Repubblica di Pisa stremate dal dissesto finanziario non ressero e nel 1406 la città cadde in mano ai Fiorentini. Lari e tutti i centri della ex-Repubblica di Pisa entrarono a far parte della Repubblica di Firenze.
A Lari fu posta la sede di un vicariato. Il Vicario era detto «Vicarius Laris et Collinarum», con la variante di qualche anno dopo in «Vicarius Collinarum Superiorum et Inferiorum». Il primo vicario fu Angiolo di Giovanni da Uzzano. I membri delle più nobili famiglie fiorentine (Medici, Pitti, Peruzzi, Strozzi, Degl’Albizzi) ebbero Vicari a Lari. Per tutto il XV secolo si succedettero varie ribellioni al potere mediceo e ogni volta che Pisa si ribellò a Firenze, Lari partecipò attivamente ai tentativi di ristabilire l’autonomia. Per questo il castello fu ripetutamente assediato, ma invano: quello di Lari mantenne fama di castello inespugnabile.
Consolidato il potere fiorentino, il territorio del vicariato di Lari venne ampliato e diviso in tre podesterie, con sede in Lari, Palaia, e Peccioli. I medici rafforzarono ed abbellirono il Castello; vennero intraprese grandi opere commissionate a Francesco da San Gallo e David Fortini. Il cortile del castello fu decorato con stemmi da Andrea e Giovanni della Robbia, e altri artisti dell’epoca.
Il vicariato ebbe quattro secoli di vita e raggiunse la sua massima espansione tra il XV e il XVI sec. arrivando a comprendere le terre che si estendevano dal Gabbro, Rosignano Marittimo, alle podesterie di Palaia e Peccioli, con a nord Ponsacco, Pontedera, Collesalvetti, e a sud Riparbella, Vada con la costa tirrenica. Il Vicario veniva sorteggiato fra i cittadini di Firenze e il suo ufficio durava sei mesi. Ai Vicari erano richieste una buona preparazione giuridica e cognizioni di strategia militare, dato che era loro compito guidare le milizie del luogo in caso di necessità. 
Sotto il governo francese vennero aboliti i vicariati e le podesterie, ma dal 1814, alla caduta di Napoleone il vicariato fu ricostituito con ampliati poteri: doveva infatti anche far rispettare le disposizioni sanitarie, giudicare l’operato degli ospedali, amministrare le carceri, le scuole, i collegi e i monasteri. Aveva inoltre il potere di condannare chi fosse stato assolto per insufficienza di prove dalla magistratura ordinaria.
Con l’unità d’Italia vennero aboliti i vicariati, ma a Lari ebbe sede una pretura, fino al 1960. Oggi questo paese è al centro di un territorio collinare con vocazione turistica, ma anche interessato da un’agricoltura di qualità tra le quali spicca l’eccellenza nella produzione di ciliegie. Tutti gli anni a giugno si svolge nel borgo una frequentata sagra dedicata a questo frutto.

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